1. Premessa e contesto operativo

Le regole giuridiche non si comprendono solo sfogliando i manuali. Al contrario, richiedono un’attenta osservazione della realtà, per comprendere dove la norma abbia fallito o per individuare il ventre molle del sistema. Soltanto dall’analisi dell’officina della prassi, è possibile decifrare il vero senso e la reale portata del presidio giuridico. Pertanto, il presente contributo intende passare in rassegna l’anatomia della più grande frode IVA nella storia dell’UE mai scoperta.

L’Operazione Admiral, avviata formalmente nel novembre 2022 dalla Procura Europea (EPPO) a seguito di una segnalazione iniziale delle autorità fiscali portoghesi (Coimbra) nell’aprile 2021, rappresenta uno spartiacque nella storia del contrasto alla criminalità economica transfrontaliera nello spazio unionale. Nata come un accertamento di routine su un’azienda locale, operante nel settore della commercializzazione di dispositivi elettronici (smartphone, tablet, cuffie wireless), il caso si è rapidamente trasformato in un’indagine tentacolare in grado di smascherare la più complessa frode carosello IVA (VAT Carousel Fraud) mai investigata nell’UE. Gli inquirenti hanno stimato ammanchi per oltre 2,9 miliardi di euro, con un coinvolgimento di oltre 9.000 società e più di 600 persone fisiche.

Il contesto operativo si fonda sullo sfruttamento delle asimmetrie normative del mercato unico europeo, che garantisce la libera circolazione delle merci e adotta un regime transitorio per la tassazione delle transazioni intracomunitarie. La sofisticazione della rete ha richiesto un coordinamento senza precedenti. Infatti, sono state condotte operazioni simultanee con oltre 300 perquisizioni in 14 Stati membri dell’UE, supportate dall’analisi avanzata del Centro Europeo per la Criminalità Finanziaria ed Economica (EFECC) di Europol.

    1. Fattispecie criminale

La frode carosello si basa sullo sfruttamento sistematico delle regole di esenzione IVA sulle cessioni intracomunitarie. Il meccanismo smascherato dall’Operazione Admiral seguiva una catena criminale altamente articolata.

Il primo anello della catena era costitutito dalle c.d. missing trader (o società cartiere). Si tratta di società fittizie create in vari Stati membri, le quali acquistavano beni elettronici ad alto valore ma con importi ridotti in regime di esenzione IVA.

Successivamente, si procedeva con la “cessione a valenza fiscale”. Con tale locuzione si indica un trasferimento a titolo oneroso di un bene o di un’azienda che genera effetti diretti sul calcolo delle imposte, in particolare attraverso la nascita di una plusvalenza (un guadagno) o di una minusvalenza. Nel caso di specie, i beni venivano immessi sul mercato nazionale tramite una fitta rete di società filtro o buffer companies, applicando l’IVA al cliente finale. Tuttavia, la società cartiera originaria si volatilizzava, senza versare l’imposta riscossa all’erario.

In seguito, avveniva il rimborso fraudolento. Altre società compiacenti della catena richiedevano regolarmente il rimborso o la detrazione dell’IVA a credito agli uffici fiscali nazionali, drenando ingenti somme di liquidità pubblica.

Di conseguenza, si completava l’ultima fase di un sofisticato schema di riciclaggio transnazionale. I proventi venivano immediatamente trasferiti su conti offshore, banche clandestine e reti di money laundering, evidenziando legami con il narcotraffico, il cybercrime e cellule di criminalità organizzata.

    1. Vulnerabilità sistemiche del sistema fiscale europeo

L’indagine ha messo a nudo le falle strutturali dei sistemi di controllo fiscale UE, che hanno consentito alla criminalità finanziaria di provocare enormi danni al sistema fiscale eurounitario.

In primo luogo, emerge una debolezza di metodo. Le amministrazioni finanziarie nazionali operano con barriere informative e sistemi di scambio (ad esempio, il VIES) troppo lenti per intercettare in tempo reale le catene fraudolente transfrontaliere. Tale scenario descrive una vera e propria frammentazione dei dati fiscali.

In secondo luogo, si può osservare come l’esenzione sulle cessioni intracomunitarie, concepita nel 1993, continui a rappresentare il tallone d’Achille normativo sfruttato dalle organizzazioni criminali. Infatti, i criminali sfruttano la frattura informativa immediata tra la merce e i flussi di denaro per istituire società fantasma, intascando l’IVA e “volatilizzandosi” prima dei controlli.

Infine, occorre considerare una seria problematica giuridico-istituzionale. Infatti, nei singoli Stati, le fatturazioni e le dichiarazioni apparivano formalmente in regola sulla base dei riscontri cartacei locali, impedendo di cogliere la dimensione della frode nel suo complesso.

    1. Considerazioni finali e prospettive di riforma

Un’analisi strategica dei dati di Admiral suggerisce che la frode IVA non debba più essere considerata un semplice reato tributario. Infatti, da più parti si è messo in luce la necessità di ritenere tale condotta una vera e propria minaccia alla sicurezza economica europea. Infatti, è indispensabile accelerare verso modelli di fatturazione elettronica e tracciamento delle transazioni B2B basati su registri digitali decentralizzati e intelligenza artificiale. Con ciò, sarà possibile limitare al minimo i tempi di latenza che permettono alle società cartiere di dileguarsi.

Si ritiene poi necessario elaborare misure volte al superamento della territorialità giudiziaria. Infatti, il successo dell’EPPO dimostra che l’armonizzazione dei reati fiscali gravi e l’estensione dei poteri della Procura Europea sono l’unico argine efficace contro reti criminali che operano senza confini. Infine, occorre calibrare misure che assicurino la convergenza tra il sistema AML e la c.d. intelligence fiscale. La commistione tra evasione fiscale su larga scala e macro-criminalità impone una cooperazione permanente e centralizzata tra FIU, Europol ed EPPO. Da parte di chi scrive, si auspica che l’AMLA possa sovrintendere a tale necessario ed inderogabile passaggio di prospettiva.