Indagine del Garante su app spia. A scoperchiare il vaso di Pandora è stato il servizio delle Iene, che ha mostrato come le intercettazioni carpite dai microfoni degli smartphone, venivano poi rivendute ad aziende per proposte commerciali.

App spia, Fenomeno diffuso

Il fenomeno delle app rubadati, ormai sempre più diffuso, è causato da alcune app che scarichiamo sui nostri cellulari. Molte app chiedono l’autorizzazione di accesso al microfono, prima che l’utente effettui il download. Distrattamente accettiamo. Non curanti dell’uso che verrà fatto dei nostri dati, dopo l’accettazione. Il monito del Garante è chiaro, così come gli intenti dell’Indagine del Garante stesso su app spia.

La nostra voce nelle mani sbagliate

Il Garante vuole fare luce in particolare sull’utilizzo a fini commerciali dei dati vocali raccolti. Sono moltissime le segnalazioni arrivate all’Autorità, di persone che lamentano pubblicità invasive sul proprio cellulare o sui social network di aziende proveneinti da aree merceologiche per cui hanno effettivamente espresso un interesse a voce in conversazioni telefoniche o anche solo parlando in presenza del cellulare. Esempio: avete parlato telefonicamente con un parente della vostra intenzione di fare un viaggio in Francia, e qualche giorno dopo vi è arrivata addosso una qualche forma di pubblicità di agenzie viaggio? Bene –  cioè male –  non è magia.

L’istruttoria

In collaborazione con il Nucleo Operativo Privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza il Garante sta esaminando una serie di app tra le più scaricate, verificandone in particolare le informative. Da queste, in prima istanza, si può constatare se il consenso acquisito dagli utenti rispetti il principio previsti dall’articolo 5 del GDPR di liceità, correttezza, trasparenza, pertinenza delle finalità e minimizzazione dei dati raccolti.

Dando per scontato che l’informativa debba essere corretta e trasparente, non è escluso che alcune app possano esserne assolutamente prive, aggravando la posizione dei titolari, e configurando un illecito trattamento dei dati personali. Inoltre, sempre considerando l’art.5 del GDPR, sarà interessante scoprire, ad indagini terminate, quante di queste app abbiano rispettato il principio di limitazione. In sostanza, quante di queste app hanno realmente bisogno dell’accesso al nostro microfono per espletare il compito per cui sono state programmate?

Come difendervi?

Il primo consiglio ovvio, ma a quanto pare non abbastanza, è quello di leggere attentamente le informative. Vero è che se una app nasconde intenzioni fraudolente, difficile sfuggire del tutto in questo modo.

L’unico vero modo efficace in vostra difesa è la disattivazione dei microfoni. Con Apple il giochetto è intuitivo si va in impostazioni, si seleziona la voce privacy e poi quella microfono, appare una lista di app che ne fanno uso con accanto il relativo pulsante di disattivazione e con un clic abbiamo eliminato il problema.

I passaggi per disattivare il microfono su Android

Anche Android – versioni 10 e 11 – fornisce la possibilità di disattivare le fonti audio/video. Basta smanettare un po’, considerando che le spunte da selezionare sono “nascoste” dentro i vari menù. Ma non introvabili.

  • La prima cosa da fare è sbloccare le “famose” Opzioni sviluppatore
  • La procedura ha leggere variazioni in base al modello del telefono. In ogni caso, il primo passo è cliccare su Impostazioni / Informazioni sul telefono
  • Da qui si dovrà individuare  la voce Numero build – nel caso di uno smartphone Samsung  la voce sinonima sarà Informazioni Software – . Se possedete un Oppo, la voce in questione è denominata Banda base e kernel.
  • Individuata la voce corretta in base al vostro modello di cellulare, cliccate ripetutamente – sì, proprio come fosse un videogioco sparatutto – fino a quando non otterrete l’accesso alle Opzioni Sviluppatore.
  • A questo punto tornate nelle impostazioni e cercate la voce Riquadri sviluppatore Impostazioni rapide – voce che a questo punto sarà sbloccata –
  • Il gioco è quasi fatto. Ora clicca su Sensori disattivata. Una volta eseguito questo processo, l’attivazione e la disattivazione dei sensori vi apparirà come opzione “base” nella finestrella principale dello smartphone – non va dunque ripetuta ogni volta.

Cosa succede a sensori disattivati?

Il telefono spegne la maggior parte dei sensori, comprese le fotocamere e microfono. Non compromettendo in ogni caso la ricezione di chiamate ed in generale tutte le attività base del vostro cellulare. Se un’app tenterà di accedere a uno di questi componenti, rimanderà un errore o banalmente non funzionerà.

 

 

 

 

 

Jaera team

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